Tiziano Corso: Twitter

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La bicicletta abbandonata

Rapita, rapinata, abbandonata, legata…
Non lo ricordavi da quanto tempo stavi lì; poi, d’improvviso quella foto: e cominciasti a prendere vita.
Il momento della rapina lo ricordavi bene, tre balordi, complici il buio, approfittando del fatto che eri legata avevano strappato un pezzo di te …
Ma quella era la cosa che meno ti dava dolore …
Con i pensieri andavi a quando eri ancora candida, nel negozio di biciclette, in vetrina: esposta, esibita; ma ti piacevano gli sguardi dei passanti …
Poi quella ragazza, che ti volle a tutti costi.
Era carina, bionda, aggraziata.
Insieme facevamo lunghi giri per le campagne.
Ricordo ancora il tepore del vento che mi accarezzava i copertoni nei giretti primaverili.
E poi lei, Giulia, mi metteva al sicuro nel suo garage.
Poi, però, prese l’abitudine di fare dei giri in centro città. Mi “allucchettava” ad un palo e dopo un paio d’ore passava a riprendermi …
La mattina della rapina, però …
Io ero lì, avevo passato tutta la notte legata a quel maledetto palo, durante la notte quel brutto incubo: quei tre bruti che indisturbati…
Ma il pensiero di te, che saresti venuta a prendermi, mi confortava. Guardavo l’alba nascere ad Est, e osservavo il campanile con l’orologio: “Ancora poco e lei sarà qui”.
Ad un certo punto ti vidi, in lontananza, i tuoi capelli biondi, il passo elegante … ti avvicinasti a me, sobbalzasti dallo stupore di vedermi così e … te ne andasti via …
Non sei più tornata, sono passati tanti mesi, la ruggine sta intaccando le mie parti … forse ero diventata di troppo, forse … chissà … ma ormai cosa importa?
Adesso è un sabato sera di un freddo Autunno, un tizio è passato davanti a me, mi ha fotografata … e ha detto che “racconterà la mia storia”…

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